White Walls

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White Walls

Berlin, 2014

This project focuses on the concept of “vacancy” as an increasingly rare subject to find in our chaotic contemporary cities. Something that still has the power to make us feel uncomfortable, with the urge to fill it with things, colors and “signs”. Indeed our minds are no longer accustomed to the absence of messages. And even the vacuum itself, like a black hole, yearns to be filled in by attracting everything in its range with some sort of magnetic energy.

Here in Berlin I feel this kind of vacancy each time I happen to be in one of its many non-places. Forgotten empty spaces overcome by dull blind buildings whose white walls resemble giant sheets waiting to be written on, to become part of the whole. Those surfaces seem to glow in the bright sunlight like enchanting alien monoliths, making us lose the sense of meanings.

For this project I decided to make use of the analog pinhole photography on large format film. I did this for a series of reasons, the most important ones being the need to take my time with those places and the desire to make the emulsion itself “breathe” the atmosphere through the direct contact with the outside air. Moreover, the inherent softness and strong vignetting of the pinhole photography contribute to enhancing the magnetic glowing light I described above.

EDITIONS:

  • 20x25cm: edition of 8 + 2AP
  • 32x40cm: edition of 3

White Walls

Berlino, 2014

Questo progetto si concentra sul concetto di “vuoto”, inteso come soggetto sempre più raro da trovare nelle caotiche città della civiltà contemporanea. Qualcosa che ha ancora la capacità di farci sentire a disagio, con il forte istinto di riempirlo di oggetti, colori, e “segni”. Le nostre menti non sono più abituate, infatti, all’assenza di messaggi. E persino il vuoto stesso, come un buco nero, sembra bramare di essere riempito cercando di attrarre a sé tutto ciò che lo circonda, attraverso una misteriosa energia magnetica.

A Berlino percepisco questo senso di vuoto ogni volta che mi trovo in uno dei suoi tanti “non-luoghi”. Spazi vuoti e abbandonati sormontati da opachi e ciechi edifici, le cui candide pareti (white walls) ricordano giganteschi fogli in attesa di essere riempiti, per ritornare ad essere parte del “tutto”. Queste superfici sembrano splendere alla luce solare come affascinanti monoliti alieni, facendoci perdere il senso ed il significato delle cose.

Ho deciso di catturare queste pareti attraverso l’uso della fotografia stenopeica su pellicola di grande formato. E l’ho fatto per una serie di motivi, di cui i principali sono l’esigenza di trattenermi a lungo in questi luoghi e il desiderio che la stessa emulsione ne respiri l’atmosfera attraverso il contatto diretto con l’aria esterna. In aggiunta, la tipica “morbidezza” e la forte vignettatura, proprie della fotografia stenopeica, contribuiscono ad accentuare la luce radiosa che ho sopra descritto.

EDIZIONI:

  • 20x25cm: edizione di 8 + 2AP
  • 32x40cm: edizione di 3